Autore Topic: Il topic della politica  (Letto 122114 volte)

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Offline Sidvicious85

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Re: Il topic della politica
« Risposta #2595 il: Maggio, 16, 2012, 21:22 »
Non mi sembra che negli ultimi vent'anni le persone siano andate a votare con lo stesso spirito di quando entrano dentro un negozio di scarpe.


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Re: Il topic della politica
« Risposta #2596 il: Maggio, 16, 2012, 21:30 »
Non mi sembra che negli ultimi vent'anni le persone siano andate a votare con lo stesso spirito di quando entrano dentro un negozio di scarpe.

Io non so con che spirito vada a votare la gente, non conosco quello che passa loro per la testa. So che la gente ha votato per 3 volte quel signore che chiese a J.M.FLoch e alla sua combriccola di semio-delinquenti un'indagine di mercato per collocare a livello di immagine un nuovo partito che raccogliesse il vuoto di potere - e di voti- creatosi con tangentopoli. La ricerca fatta nell'occasione si trova, in forma epurata dai nomi ma evidentissima, in alcuni manuali di semiotica pubblicitaria. Gli stessi manuali che dicono che non vi sia alcuna necessita' di un legame fattuale tra un prodotto e i valori che si vogliono ancorare alla sua immagine per promuoverlo.




Offline Sidvicious85

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Re: Il topic della politica
« Risposta #2597 il: Maggio, 16, 2012, 22:12 »
Non so nulla di semiotica ma se si tratta di modificare la realtà con le parole dovrebbero pagare un po' di copyright al Mago Merino..


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Re: Il topic della politica
« Risposta #2598 il: Maggio, 16, 2012, 23:05 »
L'avvicinamento della politica al marketing significa che il piano dell'azione/realta' e' semplicemente ininfluente o al massimo marginale,perche' quel che conta e' il valore astratto che riesci ad innestare e ad ancorare al prodotto/partito.

Bingo! La pensiamo nello stesso modo, e ti ringrazio per il lungo (e interessante) post. Forse l'unico punto del passaggio dove non mi trovi d'accordo è quando dici che i media non sono sempre univoci con la politica... per come la vedo io, i media sono il palco sul quale recita la politica (e tutto il resto). Non hanno un rapporto dialettico con altre istituzioni, perché non hanno una "voce"... invece il loro ruolo é di assorbire e neutralizzare tutte le voci.

Citazione
Nb. sono in corso di lettura, e potrebbe interessarti anche a te, de La dea bianca, di quel grandissimo erudito che era Graves. A tal proposito potrebbe essere propedeutico ed altrettanto importante Frazer.

Ce l'ho presente, è molto famoso (è stato anche criticato da varie femministe, tra le quali Margaret Atwood). Un giorno magari dovrei leggerlo, visto che l'ho pure citato in alcuni miei articoli. :laughing7:

Offline Shandon

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Re: Il topic della politica
« Risposta #2599 il: Maggio, 17, 2012, 20:28 »
Bingo! La pensiamo nello stesso modo, e ti ringrazio per il lungo (e interessante) post. Forse l'unico punto del passaggio dove non mi trovi d'accordo è quando dici che i media non sono sempre univoci con la politica... per come la vedo io, i media sono il palco sul quale recita la politica (e tutto il resto). Non hanno un rapporto dialettico con altre istituzioni, perché non hanno una "voce"... invece il loro ruolo é di assorbire e neutralizzare tutte le voci.

I media hanno voce, ed essa e' rappresentata dal loro potere di scelta dei temi politici da porre all'attenzione dei cittadini. Se i media non prendono in considerazione un tema messo al centro della dialettica di un partito(chesso', il lavoro) e' come se quel tema non esistesse per la gente e, di conseguenza, come se quel partito fosse afono.
Ovvero, continuando con la metafora del palco: i media sono si' il palco e l'intero teatro nel quale recitano i politici, ma decidono anche quale soggetto si recita o quale opera si rappresenta.
L'agenda dei media e' vitale alla politica e la politica fa di tutto per controllarla (di qui vedi le varie polemiche su chi dirige la rai, su berlusconi che possiede i networks, etc) perche' se non controlli l'agenda dei media e la loro tematizzazione, e' come se non parlassi.
Ed e' a questo livello che nasce la creazione della realta' fittizia e delle conseguenti priorita' che poi viene sfruttata dal marketing politico. Facciamo un esempio a caso. C'e' il partito X che ha come fondamento della sua dialettica i salari. C'e' un partito Y che viceversa punta tutto sul tema dell'alta pressione fiscale. Nel caso in cui i media decidano di mettere in agenda notizie relative ai suicidi legati alla crisi o alle stangate delle tasse, e' ovvio che il partito Y avra' molto piu' gioco nel vendere la sua dialettica e nel risultare quello con le soluzioni e gli argomenti forti. Viceversa, il partito X puo' parlare quanto vuole di quanto i salari sono bassi, ma se i media non hanno interesse a porre la questione, chiamando in causa il partito solo sull'altra questione (delle tasse), e' ovvio che questo partito sara' destinato o a soccombere o ad adattarsi al tema posto dai media.

Per queste ragioni, chiaramente, la situazione ideale sarebbe quella con una pleiade di media indipendenti ed interessanti a riportarte le questioni reali della societa', portando i partiti a doversi confrontare con esse. Purtroppo invece abbiamo media che, per ragioni di proprieta' e di interesse economico spesso cercano di servire su un piatto d'argento i temi d'opinione a questo o quel partito.
« Ultima modifica: Maggio, 17, 2012, 20:30 da Shandon »




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Re: Il topic della politica
« Risposta #2600 il: Maggio, 18, 2012, 08:29 »
Quindi secondo i vostri studi se i media oggi dicessero che non c'è il problema della disoccupazione, riuscirebbero a distorcere la percezione delle persone al punto da far sparire questo tema dall'agenda pubblica?
 E soprattutto, quello che dite comporta che l'informazione è così accentrata (il che significa che gli interessi in un paese sono accentrati) che non si dispone di strumenti alternativi di informazione? Declinate questo discorso su 20 anni si governo. Vi ricordo che negli ultimi 20 anni Berlusconi è stato eletto 3 volte, ma non lo è stato per due e in due circostanze i suoi governi sono caduti prima della fine della legislatura e nel periodo di maggiore stabilità (2000-2005) ci sono stati comunque rimpasti. Altra cosa: una fonte di informazione che si comporta nel modo che dite voi quanto può restare una fonte di informazione? I cittadini si rivolgono a un giornale o a una tv per avere informazioni, ma se l'interesse del giornale è solo politico il servizio che svolge è lo stesso di un partito e la sua funzione scade. Perché le vendite di Repubblica negli ultimi due anni sono crollate verticalmente? Perché è successa la stessa cosa al tg1? O le persone hanno avuto un'impennata di coscienza comportandosi in modo anomalo rispetto al condizionamento dei media o più semplicemente hanno scartato fonti inaffidabili per rivolgersi altrove (corriere, la7 o altri tg). La vostra teoria per funzionare dovrebbe disporre di un sistema in cui  a) l'informazione è completamente accentrata nelle mani di un solo gruppo di interessi (cosa che non è mai successa in Italia, neanche durante il fascismo) e/o b) il consumo di informazione è inelastico rispetto al contenuto dell'informazione, cioè se un media da informazioni false o gonfiate, le persone non possono accorgersene e continuano a farsi manipolare. Tipo l'arma finale del dr. Goebbels di sturmtruppen. Se non è così, i media sono uno degli attori nella formazione dell'agenda e un mezzo che è sensibile come tutti gli altri mezzi al dibattito pubblico, che direi essere un pelo più complesso rispetto a come lo presentate voi.
« Ultima modifica: Maggio, 18, 2012, 10:59 da Sidvicious85 »


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Re: Il topic della politica
« Risposta #2601 il: Maggio, 18, 2012, 10:47 »
x shandon: occhio a citare il marketing, immagino che i tuoi studi lo hanno analizzato da un punto di vista semiologico, dal punto di vista dei miei studi aziendali la prima cosa che ci viene insegnata è che il marketing è solo una delle tante funzioni della produzione. La comunicazione sopravvaluta il marketing, l'economia lo sottovaluta. E probabilmente lo sopravvaluta anche la percezione comune, vuoi perchè è una branca affascinante, vuoi perchè la produzione nuda e cruda e la finanza d'impresa è molto meno fascinosa. In ogni modo, una delle basi del marketing aziendale è che puoi fare tutte le operazioni di marketing che vuoi, ma alla lunga se non c'è un prodotto sotto che il consumatore ritiene valido, gonfiare il valore percepito dal cliente alla lunga semplicemente non regge.



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Re: Il topic della politica
« Risposta #2602 il: Maggio, 19, 2012, 16:13 »
Citazione
Quindi secondo i vostri studi se i media oggi dicessero che non c'è il problema della disoccupazione, riuscirebbero a distorcere la percezione delle persone al punto da far sparire questo tema dall'agenda pubblica?
E soprattutto, quello che dite comporta che l'informazione è così accentrata (il che significa che gli interessi in un paese sono accentrati) che non si dispone di strumenti alternativi di informazione? Declinate questo discorso su 20 anni si governo. Vi ricordo che negli ultimi 20 anni Berlusconi è stato eletto 3 volte, ma non lo è stato per due e in due circostanze i suoi governi sono caduti prima della fine della legislatura e nel periodo di maggiore stabilità (2000-2005) ci sono stati comunque rimpasti. Altra cosa: una fonte di informazione che si comporta nel modo che dite voi quanto può restare una fonte di informazione? I cittadini si rivolgono a un giornale o a una tv per avere informazioni, ma se l'interesse del giornale è solo politico il servizio che svolge è lo stesso di un partito e la sua funzione scade. Perché le vendite di Repubblica negli ultimi due anni sono crollate verticalmente? Perché è successa la stessa cosa al tg1? O le persone hanno avuto un'impennata di coscienza comportandosi in modo anomalo rispetto al condizionamento dei media o più semplicemente hanno scartato fonti inaffidabili per rivolgersi altrove (corriere, la7 o altri tg). La vostra teoria per funzionare dovrebbe disporre di un sistema in cui  a) l'informazione è completamente accentrata nelle mani di un solo gruppo di interessi (cosa che non è mai successa in Italia, neanche durante il fascismo) e/o b) il consumo di informazione è inelastico rispetto al contenuto dell'informazione, cioè se un media da informazioni false o gonfiate, le persone non possono accorgersene e continuano a farsi manipolare. Tipo l'arma finale del dr. Goebbels di sturmtruppen. Se non è così, i media sono uno degli attori nella formazione dell'agenda e un mezzo che è sensibile come tutti gli altri mezzi al dibattito pubblico, che direi essere un pelo più complesso rispetto a come lo presentate voi.

Per la verita' non mi sembra di aver detto che la situazione e' cosi' accentrata o che vi sia un solo gruppo di interessi. Il fatto che io scriva i media costruiscono un'agenda - condizionando o essendo condizionati dalla politica a seconda dei casi - non significa che questi media remino tutti nella stessa direzione o costruiscano tutti la medesima agenda.
Io dico semplicemente che quello che i media mettono in agenda crea poi, effettivamente, la percezione della realta' nell'opinione pubblica e che molto spesso, in particolare quando vi e' contaminazione tra partito e mezzo, la politica ha stretto interesse a indirizzare l'agenda media.
Ovviamente con la diffusione di internet lo scenario e' in rapida evoluzione, ma riferendosi ad un contesto classico nel quale l'informazione e' sostanzialmente affidata a radio/tv e giornal, l'analisi e' a mio avviso corretta...ed in Italia la situazione e' stata particolarmente pericolosa visto che in caso di governo di destra, vi era una sola corrente politica con in mano l'80% del mercato televisivo, assumendo come assodato che i giornali toccano ogni giorno pochi milioni di lettori (3 al massimo se non sbaglio, tra i quali ci sono anche i 500.000 della gazzetta).

Inoltre, a tal proposito, mi sembra che 3 vittorie elettorali nell'arco di 17 anni non siano affatto poche, considerando che quella del 2006 sarebbe una mezza vittoria piuttosto che una sconfitta, e soprattutto tenendo a mente i risultati effettivi dei rispettivi governi. Per quanto riguarda invece il perseverare di notizie tendenziose generate dall'agenda media, basta dare un'occhiata al rapporto inversamente proporzionale tra il numero dei reati comuni e quello della percezione di sicurezza (http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/10/11/22/istat-insicurezza.html).


Sulla questione della parzialita' delle fonti di informazione, direi che tutte lo sono in maniera maggiore o minore - dal tg4 che enfatizza le tasse del governo Monti al corriere che le nasconde - il punto di rottura di casi come il Tg1 o Repubblica avviene nel momento in cui il mezzo prende esplicitamente posizione (con un editoriale, con un giudizio di valore). Mi spiego. Il potere che hanno i media consiste nella scelta delle notizie e nel modo di trattarle, occultando o meno un particolare, scegliendo o meno un certo registro linguistico. Ovvero fanno della politica in maniera mascherata. Quando il tg5 attacca con un servizio che dice "Imprenditore si impicca a catania per la morsa dei debiti", esplicitamente fa cronaca, ma implicitamente dice al cittadino che il governo sta mettendo la gente alla canna del gas. E la prova di questa volonta' politica sta nel fatto che simili notizie spuntano come funghi solo in questo determinato momento storico, nel quale in realta' i suicidi hanno meno incidenza che nel passato, mentre qualche hanno fa non sarebbero mai entrate in agenda.
Minzolini invece, quando in un editoriale dice esplicitamente di difendere il comportamento del presidente del consiglio, esce allo scoperto come direttore di un tg esplicitamente parziale. Per questo motivo si avvicina piu' a Fede e a una fetta di pubblico molto piu' ristretta di quella, chesso', del TG5, che ha le stesse identiche idee politiche ma che le porta avanti in maniera implicita.


Per Gig: onestamente non penso di sopravvalutare il Marketing. Avendo lavorato nel settore penso sia semplicemente qualcosa di mostruoso, irrazionale e incomprensibile. Ho visto vendere "grandi iniziative ecologiche" o a favore della "biodiversita", che nella realta' costavano piu' co2 e carta di un concerto di Vasco rossi.
Il punto e' che il consumatore ritiene valido un prodotto, come dici tu, in virtu' del marketing stesso, non perche' il prodotto e' buono. Le persone non comprano Nike perche' fa scarpe buone. Le comprano perche' sono Nike.
Ho seguito in universita' (due anni e mezzo fa ormai), un seminario sul nuovo spot di coca cola per coca cola zero (quello con la lingua e l'occhio). Alla fine delle lezioni ho posto ai docenti la domanda se - al di la' del logo, del packaging, dello spot di 30', di tutte le seghe di cui s'era parlato - vi era una qualche differenza tra coca cola light e coca cola zero. Indovina la risposta.
Se ci pensi anche solo un secondo il principio della pubblicita' e' esso stesso troppo irrazionale per essere vero. Un'azienda mette un annuncio a pagamento per dire "faccio dei prodotti eccellenti" . Ha un senso? E' come se io dicessi di me stesso "Sono un gran figo", o un presidente del consiglio dicesse che e' "il migliore degli ultimi 150 anni". Cos'e' sta roba? autocertificazione? Razionalmente, perche' mai qualcuno dovrebbe credervi?
Poi concordo che l'universo economico e' un tantino piu' complesso del vendere scarpe o merendine. Chi "lavora" nel "lavoro" (ovvero, non il consumatore finale, ma il livello produttivo) e' molto piu' attento alla realta' materiale e qualitativa di un prodotto che non al suo logo o a come viene comunicato.




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Re: Il topic della politica
« Risposta #2603 il: Maggio, 19, 2012, 16:46 »
quindi questi media hanno potere fintanto che lo nascondono, attraverso stratagemmi sottili come l'ordine delle notizie o la scelta delle notizie. Intanto, se c'è pluralismo, il pluralismo condiziona la scaletta stessa: mi immagino che se tutti escono fuori con la notizia dell'IMU e il corriere non lo fa, lo strategemma salta. Poi, mentre i direttori e i giornalisti si divertono con questi origami, le persone (politici o no) cercano di comparire sui media nel modo più eclatante possibile, riuscendo a salire in testa alle notizie come niente e condizionando la scaletta dei giornali o dei tg che questi lo vogliano o no. Sempre su corriere: mettiamo anche che sia come dici tu, che voglia nascondere le tasse. Arriva uno che si chiude nell'agenzia delle entrate con un fucile e il corriere deve mettere la notizia in prima pagina per due giorni. A quel punto, un lettore del corriere, sempre ammesso che l'effetto di scrittura reticente che tu dici funziona, si trova con una notizia che non riesce a capire perché nei giorni prima il corriere non ha dato la notizia degli aumenti di tasse o delle strette creditizie nel modo dovuto. Ed ecco che le vendite del corriere crollano perché non è più uno strumento attendibile.
A me sembra invece che il giochetto sia molto più scoperto di quanto tu dica: un giornale asseconda i gusti dei suoi lettori fintanto che questo non compromette la sua funzione primaria che è quella di dare notizie. Visto che Repubblica ha un pubblico composto da maestre e professoresse (se l'è cercato negli ultimi anni..), deve mettere in prima pagina le notizie sulla vita sessuale di Berlusconi e via dicendo. Poi è vero che tg e giornali cambiano la scaletta. Il tg1 faceva sparire notizie puntualmente ma lo faceva in un modo talmente fazioso che è stata causa della sua rovina. Se un giornale o un telegiornale si lasciano sfuggire una notizia o la fanno sfuggire apposta non stanno esercitando un potere, stanno regalando spettatori o lettori ad altri.


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Re: Il topic della politica
« Risposta #2604 il: Maggio, 19, 2012, 17:29 »
Il punto e' che il consumatore ritiene valido un prodotto, come dici tu, in virtu' del marketing stesso, non perche' il prodotto e' buono. Le persone non comprano Nike perche' fa scarpe buone. Le comprano perche' sono Nike.
Ho seguito in universita' (due anni e mezzo fa ormai), un seminario sul nuovo spot di coca cola per coca cola zero (quello con la lingua e l'occhio). Alla fine delle lezioni ho posto ai docenti la domanda se - al di la' del logo, del packaging, dello spot di 30', di tutte le seghe di cui s'era parlato - vi era una qualche differenza tra coca cola light e coca cola zero. Indovina la risposta.
Se ci pensi anche solo un secondo il principio della pubblicita' e' esso stesso troppo irrazionale per essere vero. Un'azienda mette un annuncio a pagamento per dire "faccio dei prodotti eccellenti" . Ha un senso? E' come se io dicessi di me stesso "Sono un gran figo", o un presidente del consiglio dicesse che e' "il migliore degli ultimi 150 anni". Cos'e' sta roba? autocertificazione? Razionalmente, perche' mai qualcuno dovrebbe credervi?
Poi concordo che l'universo economico e' un tantino piu' complesso del vendere scarpe o merendine. Chi "lavora" nel "lavoro" (ovvero, non il consumatore finale, ma il livello produttivo) e' molto piu' attento alla realta' materiale e qualitativa di un prodotto che non al suo logo o a come viene comunicato.
"come tu dici"? veramente ho detto l'opposto.
Secondo te il consumatore finale è interessato al fatto che la coca cola zero sia realmente diversa dalla light o semplicemente pensa che il prodotto abbia un buon sapore e lo compra perchè gli piace e si è fidelizzato?
La storia del marketing è piena di campagne pubblicitarie miseramente fallite perchè palesemente false, posso capire le cazzate sull'impegno ecologico o altre stronzate, ma quando si va a vedere i gusti del consumatore in senso egoistico e interessato, se tu offri un prodotto scadente puoi fare tutte le campagne di marketing del mondo, non avrai alcun successo sul lungo termine.
La fidelizzazione basata unicamente sulla pubblicità è impossibile.
Il problema è che vendere scarpe e merendine E' complesso. Il caso Nutella è uno dei più studiati dagli aziendalisti italiani del 900, è un tema da tesi di laurea e ha di fatto accompagnato una certa parte della storia televisiva, industriale e alimentare italiana. E' un prodotto scadente? Non è un prodotto di elite. La percentuale di nocciole e cacao è irrisoria, anche paragonata al più diretto concorrente (la crema Novi), ma Nutella punta alla massimizzazione del rapporto qualità/prezzo, quindi offre una crema alle nocciole composta di oli vegetali e altri surrogati del cacao, che non ha velleità di eccellenza (come per esempio i prodotti Lindt). Però sfido chiunque a trovare una crema similare venduta al medesimo prezzo che non sia notevolmente scadente. A quel prezzo trovi soltanto pessimi prodotti di origine tedesca tipo quelli venduti al Lidl. Se una campagna pubblicitaria ultracinquantennale spinge ancora oggi le vendite di Nutella a ritmi altissimi, evidentemente il prodotto è apprezzato, desiderato, piace e viene preferito. Sostenere che si tratti di un gigantesco inganno globale che continua dagli anni 60 è pura follia.
Così come è pura follia che le scarpe Nike vendano solo per il marchio. Al massimo spunti un premium price per il nome, ma se non offri una scarpa confortevole, bella da vedere, facilmente riconoscibile, che sia uno status symbol (=che è esso stesso un valore d'uso percepito eh, uno può essere soddisfatto anche perchè ritiene un certo prodotto coerente con il proprio stile di vita e con la propria immagine), puoi fare tutta la campagna che vuoi ma non vendi; è dimostrato che spendere più in pubblicità che in produzione è un investimento sbagliato sul lungo periodo.
La pubblicità conta tutto al lancio, in fase d'inserimento competitivo, ma una volta che il prodotto ha il suo mercato, è la sua qualità che ne fidelizza la clientela. La qualità è sempre "percepita" (ma nel senso in cui uno può preferire la biografia di Ibrahimovic a quella di Alessandro Magno); il prodotto può anche essere scadente, ma deve avere un'utilità per il cliente, se non ce l'ha la pubblicità da sola non può crearla.
Lo stesso per Berlusconi: evidentemente soddisfaceva un certo numero di italiani, anche senza tirare in ballo oscure manipolazioni.



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Re: Il topic della politica
« Risposta #2605 il: Maggio, 19, 2012, 17:36 »
Lo stesso per Berlusconi: evidentemente soddisfaceva un certo numero di italiani, anche senza tirare in ballo oscure manipolazioni.

il che è molto più inquietante  :laughing7:


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Re: Il topic della politica
« Risposta #2606 il: Maggio, 19, 2012, 18:06 »
Quindi secondo i vostri studi se i media oggi dicessero che non c'è il problema della disoccupazione, riuscirebbero a distorcere la percezione delle persone al punto da far sparire questo tema dall'agenda pubblica?
 E soprattutto, quello che dite comporta che l'informazione è così accentrata (il che significa che gli interessi in un paese sono accentrati) che non si dispone di strumenti alternativi di informazione?

Ti e' sfuggito il mio punto di dissenso con Shandon, che va a toccare proprio a questi argomenti. :) Tu interpreti il mio discorso sui media come se io stessi parlando dei media in termini anti-capitalistici stile film da anni 80: una sorta di monopolio dell'informazione in mano a pochi oligarchi che si siedono alla direzione delle televisioni e dei giornali (magari con un bel sigaro in mano, i piedi sulla scrivania a ghignare "la realta' e' cio' che io dico deve essere eheheh").

Ma secondo me i media non hanno "voce," non hanno un registro politico come dice Shandon. Puo' avercelo un TG o un giornale particolare, ma la piattaforma dei media no. E questo perche' i media hanno sostituito cio' che una volta chiamavamo realta'. Non esiste una sorta di dittatore dei media che falsifica la realta' nelle sue notizie: semplicemente non esiste piu' la realta', esistono solo le notizie. E non e' un processo imposto dall'alto al basso, ma una cosa che succede in simultanea su tutti i piani della societa' (e questa e' una cosa che la pop art ancora sembra non capire... mi viene in mente The Hunger Games, che vorrebbe essere una critica a roba tipo il grande fratello, ma che rimane incastonato su questa vecchia rappresentazione Orwelliana dei media come una nuova forma di totalitarianismo. Si dimentica che la responsabilita' nell'istituzione di una macchina come il grande fratello e' nostra quanto dei suoi creatori: il GF esiste perche' noi lo guardiamo, perche' ci piace guardarlo. Se questa e' una dittatura, e' una dittatura che ci siamo voluti noi e che ci piace).

Prendiamo la guerra. Le piu' recenti sono state in Afghanistan e in Iraq e sono ancora in corso. Ma stiamo veramente combattendo una guerra? Nelle guerre tradizionali c'erano eserciti che si affrontavano per il controllo del territorio, delle risorse. Oggi non c'e' niente di reale. Non c'e' un nemico vero, non c'e' un esercito dichiarato. Esistono delle cellule che combattono non per occupare territori nostri, semplicemente per fare esplodere bombe che faranno quanta piu' notizia possibile in TV. Se i media smettessero in simultanea e definitivamente di parlare di qualsiasi attentato terroristico, cesserebbero gli stessi attentati: perche' questa guerra sta accadendo soltanto in TV. I "nostri" eserciti, per cosa combattono? Qual'e' il fiume da guadare, le postazioni da prendere, il ponte da attraversare o far saltare, la citta' da occupare? Dov'e' Agincourt, dov'e' Stalingrado, dov'e' la linea Maginot? Dove sono i morti? Noi Italiani contiamo in totale pressapoco cinquanta morti dal 2004 in Afghanistan. Cinquanta! Muore altrettanta gente in UN GIORNO in autostrada e vogliono farci credere che questa e' una guerra. Non lo e': si combatte a suon di immagini e TV, a suon di Abu Graib e foto della caduta della statua di Saddam, i morti diventano strumenti per il racconto dei media e a sua volta la politica segue il filo. I governi non cambiano o cadono perche' la guerra si vince o si perde, lo fanno a seconda di quale servizio al TG si puo' referenziare quando si parla di caduti in battaglia, della passerella delle bare con la bandiera italiana avviluppata intorno, ecc. I morti ci sono davvero ovviamente, ma non sono morti in guerra: sono morti nei media (e per i media).

Altro esempio di un evento che ha fatto tanto scalpore: l'affondamento del Concordia. Nel mondo dei media, e' successo di tutto. Nell'arena del reale, cos'e' successo? Praticamente niente. Un incidente tecnicamente ortodosso, per nulla dissimile a tanti altri incidenti che succedono tutti i giorni. Incidenza mortale: piu' o meno 1.25%, il che vuol dire che i procedimenti di sicurezza hanno funzionato con un'efficienza quasi del 99% (immaginate se potessimo avere una sicurezza analoga quando si parla di morti sul lavoro). Si e' persino evitato il danno ecologico. Allora perche' tanto casino? Semplicissimo, perche' la Concordia e' una nave GROSSA, e il suo affondamento e' oggettivamente spettacolare quando lo guardi in TV. E' un evento che fa notizia. Allora non importa piu' quanta gente muoia in quanti incidenti quando dove e come, si copre solo la "tragedia" del Concordia, la "catastrofe" del Concordia. E' un evento che ha un effetto prossimo allo zero nel reale, ma che ha un effetto enorme nei media, a partire dall'immagine dell'industria crocieristica.

Il mio problema con la politica e' semplicemente che segue questi meccanismi. L'effetto del reale e' ininfluente, e la politica scelta dai partiti e' determinata quasi esclusivamente dal modo in cui quest'ultima permette al partito di inserirsi in una posizione di potere all'interno dei media (e non del reale). Perche' il potere reale non esiste piu'. L'opinione pubblica si rifrange in relazione ai media e il voto democratico ne consegue. Persino il "rifiuto" dei media e' esso stesso assorbito e permesso all'interno del sistema dei media: l'enfasi sulla "piazza" messo da tanti politici e' semplicemente una dimensione mediatica, una dichiarazione "io rappresento il reale," quando il reale non esiste piu'. Donde la mia dichiarazione originale: non si puo' avere un rapporto con la politica, si puo' solo avere un rapporto con i media.

Offline Sidvicious85

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Re: Il topic della politica
« Risposta #2607 il: Maggio, 19, 2012, 19:12 »
Credo che più che altro il tuo problema sia coi media, più che con la politica. Prendi la guerra in afghanistan. Per te che sei un telespettatore è ininfluente, pensi che sia lo stesso per un afgano o per una persona che ha azioni della beretta o di qualsiasi altro produttore di armi che ha commesse con gli eserciti? E il fatto che la guerra non sia a casa nostra si riflette nella frequenza con cui arrivano le notizie. Dubito che nel 44 i giornali dessero lo stesso peso che danno oggi alla guerra. Se guardi le notizie di prima pagina riguardano tasse, lavoro e mercati finanziari. Credi che queste notizie siano una narrazione dei media? La disoccupazione per esempio aveva un peso minore nelle notizie del 2006, mentre oggi se ne parla tutti i giorni. Questo perché si è passati dal 6% a >10% di disoccupazione, senza contare la popolazione inattiva.
Io riconosco che quello che dici tu esista. Prima di tutto perché tutti i giorni ci deve essere una notizia e questo fa si che alcune notizie, oggettivamente poco importanti, prendano le prime pagine comunque. Seconda cosa perché in alcuni momenti c'è uno scollamento tra la realtà e le notizie sui media. In questi casi i media più che informare su quello che succede alimentano la morbosità delle persone. Anche per raccontare la storia si può usare un registro distaccato oppure riempire l'esposizione di particolari truculenti, e ovviamente tutti troviamo più interessante il secondo tipo di racconto. Si può scegliere anche di fare così nel raccontare le notizie o per scegliere le notizie, ed è abbastanza normale. Quando stava scoppiando la crisi del debito, le prime pagine erano ancora sugli scandali di Berlusconi. A un certo punto la crisi del debito ha iniziato a bagnare il culo e i media e gli spettatori hanno dovuto fare i conti con la realtà. Oggi si parla solo di crisi economica, tasse, welfare e imprese. Pertanto mi sembra che la non-aderenza alla realtà dei media possa esserci per certi periodi o per singole notizie, ma non esiste una realtà mediatica staccata dal mondo reale.

Sul fatto di rapportarsi ai media e non alla politica. Metti che le politiche fossero decise solo da 500 persone all'interno di un'assemblea, degli oligarchi. Anche in quel caso un politico, per fare passare una politica dovrebbe sceglierne una (o presentarla) in modo che ottenga consenso. In quel caso dovresti rapportarti con il mezzo di comunicazione? il microfono del politico? Rimane sempre una questione di contenuti. Ovviamente la scelta e la presentazione dei contenuti non è irrilevante, ma i media allargano solo la portata dei contenuti, rivolgendoli a un pubblico più ampio. C'è chi dice che i media non sono come un semplice microfono: possono scegliere a quali contenuti dare la precedenza. Ma in questo caso si ritorna al discorso con Shandon.

(Scusa, non avevo notato il distinguo  :))
« Ultima modifica: Maggio, 19, 2012, 19:20 da Sidvicious85 »


Il 62% delle ragazze è edwardina.
Il 38% è jacobina.
Se fai parte di quel 38%, la percentuale intelligente, metti questo nella tua firma!!!

Offline Shandon

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Re: Il topic della politica
« Risposta #2608 il: Maggio, 19, 2012, 21:04 »
Secondo te il consumatore finale è interessato al fatto che la coca cola zero sia realmente diversa dalla light o semplicemente pensa che il prodotto abbia un buon sapore e lo compra perchè gli piace e si è fidelizzato?

La storia del marketing è piena di campagne pubblicitarie miseramente fallite perchè palesemente false, posso capire le cazzate sull'impegno ecologico o altre stronzate, ma quando si va a vedere i gusti del consumatore in senso egoistico e interessato, se tu offri un prodotto scadente puoi fare tutte le campagne di marketing del mondo, non avrai alcun successo sul lungo termine.La fidelizzazione basata unicamente sulla pubblicità è impossibile.
Il problema è che vendere scarpe e merendine E' complesso. Il caso Nutella è uno dei più studiati dagli aziendalisti italiani del 900, è un tema da tesi di laurea e ha di fatto accompagnato una certa parte della storia televisiva, industriale e alimentare italiana. E' un prodotto scadente? Non è un prodotto di elite. La percentuale di nocciole e cacao è irrisoria, anche paragonata al più diretto concorrente (la crema Novi), ma Nutella punta alla massimizzazione del rapporto qualità/prezzo, quindi offre una crema alle nocciole composta di oli vegetali e altri surrogati del cacao, che non ha velleità di eccellenza (come per esempio i prodotti Lindt). Però sfido chiunque a trovare una crema similare venduta al medesimo prezzo che non sia notevolmente scadente. A quel prezzo trovi soltanto pessimi prodotti di origine tedesca tipo quelli venduti al Lidl. Se una campagna pubblicitaria ultracinquantennale spinge ancora oggi le vendite di Nutella a ritmi altissimi, evidentemente il prodotto è apprezzato, desiderato, piace e viene preferito. Sostenere che si tratti di un gigantesco inganno globale che continua dagli anni 60 è pura follia.

Rileggendo il tuo post, credo ci sia stato un equivoco su quanto avevo tirato in ballo inizialmente. Facendo il parallelo del marketing di Nike con quello della politica non intendevo dire che il marketing e' sempre come quello di Nike.
Non a caso avevo citato il tipo di azienda e di percorso industriale preso in esame da Naomi Klein. Non a caso il tuo esempio della Ferrero e della Nutella non c'entra assolutamente niente. Ferrero non ha adottato quel tipo di politica descritto per il caso Nike (delocalizzazione, produzione a bassissimi prezzi con metodi spesso inumani, investimento massiccio sul marketing per creare un universo valoriale che faccia riconoscere il prodotto a prescindere dalle sue qualita' fattuali come portatore di qualita' astratte, es. "vittoria", "dinamismo"). Ferrero continua a vendere la nutella non grazie al marketing (o meglio, non particolarmente), ma semplicemente perche' ha trovato la ricetta per un prodotto a prezzo basso ed incredibilmente BUONO. Nutella infatti non lega il suo nome, a livello comunicazionale, ad alcun valore particolare e non ne ha bisogno. Ha il prodotto che parla per se'.

Citazione
Così come è pura follia che le scarpe Nike vendano solo per il marchio. Al massimo spunti un premium price per il nome, ma se non offri una scarpa confortevole, bella da vedere, facilmente riconoscibile, che sia uno status symbol (=che è esso stesso un valore d'uso percepito eh, uno può essere soddisfatto anche perchè ritiene un certo prodotto coerente con il proprio stile di vita e con la propria immagine), puoi fare tutta la campagna che vuoi ma non vendi; è dimostrato che spendere più in pubblicità che in produzione è un investimento sbagliato sul lungo periodo.
La pubblicità conta tutto al lancio, in fase d'inserimento competitivo, ma una volta che il prodotto ha il suo mercato, è la sua qualità che ne fidelizza la clientela. La qualità è sempre "percepita" (ma nel senso in cui uno può preferire la biografia di Ibrahimovic a quella di Alessandro Magno); il prodotto può anche essere scadente, ma deve avere un'utilità per il cliente, se non ce l'ha la pubblicità da sola non può crearla.
Lo stesso per Berlusconi: evidentemente soddisfaceva un certo numero di italiani, anche senza tirare in ballo oscure manipolazioni.

A mio avviso non e' possibile parlare di qualita' del prodotto mescolando il marchio, lo status symbol e la comodita' della scarpa in una stessa categoria. La qualita' del prodotto e' qualcosa di fattuale, o vi e' o non vi e'. Le scarpe o sono ben fatte o non lo sono, o sono comode o meno. Al momento ho ai piedi un paio di scarpe comprate un annetto fa in Ucraina per l'equivalente di 10 euro. Sono comode, ma  scadenti per quanto riguarda i materiali. E' un fatto. Possiamo vedere come sono fatte le cuciture, la tomaia, la calzabilita', i materiali.
Il brand e lo status symbol sono altra cosa, cosi' come e' tutta un'altra cosa che esse siano qualita' ritenute fondamentali dal consumatore: queste cose non sono fattuali, sono poste in essere dalla comunicazione, vengono create in "agenzia" per vendere il prodotto (il quale poi a livello reale puo' essere quanto di piu' anonimo possa esistere).
Il fatto che le persone comprino una maglietta Guru o Sweet Years non significa che simili tshirt abbiano un qualsiasi valore se non quello costruito a livello valoriale dal brand o dall'endorsement di qualche personaggio famoso. Sono normali magliette con un disegnino che valgono quanto un qualsiasi cencio da mercato, alle quali tuttavia e' ancorato qualcosa di "altro", di astratto ed assolutamente fittizio. E il fatto che il consumatore ritenga importante questo qualcosa di immateriale (chiamalo brand, status symbol) e vi trovi un valore e un'utilita' non cambia la realta' del fatti, ovvero che quelle sono sempre le stesse magliette da 1 euro, sulle quali la comunicazione ha costruito un universo di valori che ne permette: a) la vendita in grandi quantita' e il successo b) la giustificazione di un prezzo premium.
« Ultima modifica: Maggio, 19, 2012, 21:07 da Shandon »




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Re: Il topic della politica
« Risposta #2609 il: Maggio, 19, 2012, 21:50 »
Rileggendo il tuo post, credo ci sia stato un equivoco su quanto avevo tirato in ballo inizialmente. Facendo il parallelo del marketing di Nike con quello della politica non intendevo dire che il marketing e' sempre come quello di Nike.
Non a caso avevo citato il tipo di azienda e di percorso industriale preso in esame da Naomi Klein. Non a caso il tuo esempio della Ferrero e della Nutella non c'entra assolutamente niente. Ferrero non ha adottato quel tipo di politica descritto per il caso Nike (delocalizzazione, produzione a bassissimi prezzi con metodi spesso inumani, investimento massiccio sul marketing per creare un universo valoriale che faccia riconoscere il prodotto a prescindere dalle sue qualita' fattuali come portatore di qualita' astratte, es. "vittoria", "dinamismo"). Ferrero continua a vendere la nutella non grazie al marketing (o meglio, non particolarmente), ma semplicemente perche' ha trovato la ricetta per un prodotto a prezzo basso ed incredibilmente BUONO.
Non ho portato Nutella a paragone di Nike, ma a paragone del marketing politico. Non perdiamo di fondo il discorso di base da cui siamo partiti: ripeto, Nike spunta un premium price e picchia sulla pubblicità per vendere un prodotto scarso = Berlusconi si è fatto eleggere manovrando i media e anestetizzando le masse con TV e riviste patinate.
Questa equazione è fallace: tu stai dichiarando che i consumatori siano tanto stupidi da pagare un prodotto visibilmente scadente a un prezzo altissimo, solo per il marchio, e che lo facciano per sempre, anche se ci sono alternative migliori.
Posto il fatto che qui si parla di valore percepito e che delocalizzazione e diritti umani contano solo per un numero poco rilevante di consumatori, resta da vedere i materiali: Nike spunta magari un premium price apparentemente ingiustificato, in realtà offre un prodotto standard ma funzionale, comodo e "moderno". Quando si parla di marketing, si parla di valore percepito, e la qualità oggettiva fattuale non esiste o meglio è irrilevante perchè il marketing opera su un fattore soggettivo. Quindi io posso essere profondamente ignorante e mangiare al McDonald's perchè per ME quello è il mangiar bene, e magari non sono assolutamente in grado di apprezzare una cena slow food in un agriturismo sui colli senesi.
La qualità di McDonald's è oggettivamente inferiore, ma dal mio punto di vista sono un consumatore non in grado di comprendere la differenza e per i miei standard il mc donald's è BUONO, e non solo a parità di qualità "percepita" scelgo il mc (è più comodo da raggiungere, meno formale, costa molto meno, c'è parcheggio, c'è gente giovane e mi piace l'atmosfera, i colori e i tavolini), ma arrivo al punto che il mio palato preferisce i sapori junk del mc.
Se tu dici che le maglie della Guru costano 1 euro, scopri l'acqua calda e non ti accorgi che la cosa è irrilevante perchè l'avere il logo sweet years soddisfa i miei bisogni di essere alla moda.
Svolge una sua funzione, mi dà una ricchezza, una utilità di maglietta (a cosa serve una maglietta? A coprirmi, ma anche a essere alla moda, a sfoggiare un design cool e moderno, che piaccia a chi mi vede).
Quindi bisogna chiedersi: Berlusconi a cosa serve? Non sono un politologo, ma credo che un politico soddisfi bisogni completamente diversi da quelli di una maglietta o dal sentirsi alla moda. E' lo stesso principio per cui Schwarzeneggher è stato rieletto. In genere i fenomeni politici di moda hanno breve durata, non tengono incollate coalizioni per anni e anni.

Citazione
Nutella infatti non lega il suo nome, a livello comunicazionale, ad alcun valore particolare e non ne ha bisogno. Ha il prodotto che parla per se'.
non ho più tempo per articolare ora, ma questa è veramente una boiata, e parecchio pesante dato che viene da uno studioso di semiotica.



Ero in Finlandia. Trovate parte delle mie avventure su
http://olenitalialainen.wordpress.com/

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Homo homini lupus, foemina foeminae lupior, sacerdos sacerdoti lupissimus