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Mario e Link sono fra i personaggi più iconici del mondo videoludico ma, all'infuori di esso, sono dei perfetti Signor Nessuno. La differenza è netta, ad esempio, con Topolino e Paperino, due icone dei cartoni animati che si sono col tempo adattate a tutto: facilmente possiamo trovare qualche persona che -non proprio a torto- preferisce la versione proposta dai fumetti di Paperino a quella dei cartoni, ma è assolutamente impossibile che qualcuno dica "Mah, i videogiochi di Mario sono carini, ma il personaggio ha avuto modo di esprimersi al massimo solo in Super Mario Bros. - Il Film".

Nintendo, del resto, non si è mai interessata direttamente di altri media (tralasciando il mondo Pokémon). Al massimo, in tempi ormai remoti, Mario e Link sono stati dati in licenza da Nintendo of America, creando prodotti appunto dimenticabili come quel film, ma mai Nintendo of Japan ha pensato di creare una serie anime di Zelda.
Il lancio di tre corti con i Pikmin rappresenta quindi un'interessante entrata da parte di Nintendo nel mondo dell'animazione. Volendo essere pedanti esiste un precedente: in occasione del lancio di Kid Icarus: Uprising furono coinvolti tre importanti studi d'animazione giapponesi (Studio 4°C, Studio Shaft e Production I.G) per una serie di corti con Pit, Palutena e Medusa distribuiti su Nintendo Video. Me era materiale pubblicitario per creare attenzione attorno al gioco: materiale pubblicitario di lusso, ma pur sempre materiale pubblicitario (per giunta adesso introvabile attraverso i canali ufficiali). Vi è poi il caso del manga ufficiale di Metroid, supervisionato da Sakamoto e riguardante il passato di Samus. Un prodotto molto interessanto, tanto che diversi elementi sono stati poi adattati in Other M, ma purtroppo rimasto confinato in Giappone (discorso simile per l'anime di Animal Crossing).
E' dunque con Pikmin che per la prima volta Nintendo non vende videogiochi, ma dei corti animati (pensati da Miyamoto e realizzati da Dynamo Pictures in CG). Il problema è che li vende digitalmente con i soliti metodi alla Nintendo: i tre corti sono disponibili sull'eShop del Wii U e del 3DS al prezzo di 5€ (per 20 minuti totali di animazione) ma comprandoli su Wii U non potrete guardarli anche sul 3DS (e viceversa). L'assenza di un sistema ad account unico si fa sentire per un contenuto video: evitiamo qualsiasi paragone con servizi come Nextflix o iTunes sia per pietà sia perché i poveri Pikmin, alla fine, dell'anacronistica gestione degli shop Nintendo sono solo innocenti vittime.

Passiamo quindi ai corti. Inizialmente questa doveva essere una serie di 10 corti di 3 minuti: "Un succo di Paura" è quel che rimane del piano originale. E' basato interamente su un equivoco: tre Pikmin pensano che Olimar abbia ucciso e mangiato un loro amico, quando in realtà... In modo molto interessante è presentata la tensione alla base dal rapporto fra i Pikmin ed Olimar, per forza di cose nei giochi solo accennata: l'ingenuo popolo di piantine vede Olimar come un amico, ma questi, comunque, è un alieno, un outsider del loro mondo che, per lo più, sfrutta i Pikmin per i propri scopi. Quanto ci sarà da fidarsi? Non potrebbe essere Olimar il mostro, il vero boss finale? Ovviamente no, ma è giusto che i Pikmin si pongano il dubbio. In modo molto interessante la regia assume il punto di vista dei Pikmin, in ottica sia visiva (eloquente la gif che vi proponiamo di seguito) che musicale: mentre Olimar si muove verso di loro, oltre ad una musica drammatica, in sottofondo rimbombano i suoi passi, come se si trattasse di un gigante malvagio. Il suono dei passi torna normale nel momento in cui è svelato l'equivoco di fondo. A proposito del sonoro: come gli altri corti, anche questo è doppiato in -citando Animal Crossing- "animalese" (nel senso che i Pikmin ed Olimar si limitano a produrre dei semplici suoni per parlare).oggi raggiunto, dato che la vicenda non ruota solo intorno ai videogiochi, ma è proprio fondata su di essi.

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"Tesoro in bottiglia" (8 minuti) è probabilmente il corto migliore della serie. Un Pikmin rosso nota una pallina all'interno di una bottiglia e, nel tentativo di recuperarla, vi rimane imprigionato: ai suoi amici il compito di liberarlo. E' molto interessante la struttura "trial and error" tipicamente videoludica: il Pikmin non viene liberato subito, ma solo al terzo tentativo. I primi due, proposti da un Pikmin giallo ed un Pikmin blu, falliscono. Sono proposte basate sulle loro abilità individuali nei videogiochi: il Pikmin blu propone di riempire la bottiglia d'acqua per far "nuotare fuori" il Pikmin rosso, il Pikmin giallo tenta di usare una bomba. Il Pikmin rosso è liberato solo al terzo tentativo, che gioca sull'unione di tutti i tipi di Pikmin: in un certo senso i simpatici vegetali hanno compreso, dopo vari errori, il gameplay del loro mondo, basato sulla forza della collettività. Non è lo stesso accaduto a noi giocatori quando per la prima volta ci siamo approcciati a Pikmin?
"I rischi del mestiere" chiude un po' sottotono questa simpatica trilogia: è costituito da una serie di gag blandamente concatenate dalla durata di 10 minuti. Alcuni Pikmin aiutano Olimar a demolire una vecchia ruspa mentre altri giocano nel fango nei pareggi. Ad un certo punto il secondo gruppo attira un Bulborb nei pareggi, ma fortunatamente gli cade sopra la ruspa. I Pikmin si salvono, Olimar ha fatto molti soldi con la demolizione. Fine. Stilisticamente dobbiamo far notare come lo scenario su cui si muovono i personaggi è inspiegabilmente "oscuro", a differenza della colorata foresta del secondo corto, ed il contrasto fra i colorati Pikmin ed il realistico ambiente non è dei migliori. Il corto è comunque notevole dal punto di vista tecnico (lo Miyamoto ne ha tessuto le lodi): vediamo in effetti tantissimi Pikmin a schermo, ed a differenza dei videogiochi sono tutti dettagliati: chi lavora, chi è sporco di fango, chi si riposa... Carina la citazione all'HUD dei videogiochi.

A proposito dell'aspetto tecnico: vi consigliamo di acquistare i corti su Wii U per poter godere in alta definizione dell'ottima computer grafica: Pikmin, Olimar ed i vari oggetti sono davvero una gioia per gli occhi, che sul piccolo schermo del 3DS non potrebbe essere gustata appieno. Ma vale la pena spendere 5€ per 20 minuti di animazione? Dipende, ovviamente, da voi. Se siete fan della serie sì, sperando magari in questo modo di supportare future iniziative di questo tipo: non sarebbe male, in effetti, una serie per bambini con i Pikmin. Altrimenti forse sarebbe più saggio spendere quei 5€ per un indie o una vecchia perla del NES: per quanto questi cortometraggi siano simpatici difficilmente avrete voglia di vederli più di una volta (sopratutto il primo, interessante ma così breve che forse Nintendo avrebbe dovuto distribuirlo gratuitamente come "assaggio", ed il terzo, che non ha molto da dire).
Una riflessione finale sulle strategie di marketing di Nintendo. Questi corti, in teoria, dovrebbero tener vivo l'interesse per la serie Pikmin in vista di un quarto episodio. Ma, realisticamente, chi spenderebbe 5€ per 20 minuti di animazione se già non fosse interessato alla serie? Nessuno, dunque è necessario creare interesse per la serie per creare interesse per i corti per creare interesse per il quarto gioco: così in contemporanea ai corti, due anni dopo l'uscita, è stata rilasciata la demo di Pikmin 3. In altre parole a Kyoto pensano che qualcuno scarichi a fine 2014 la demo di Pikmin 3, si interessi alla serie e dunque scarichi i corti e dunque si interessi a Pikmin 4. Sarebbe stato incredibilmente più semplice ed efficace trasmettere questi corti (e magari qualche altro) al cinema assieme agli ultimi blockbuster hollywoodiani: chi non conosce Pikmin sarebbe stato incuriosito (perché, lo ripetiamo, i corti sono ne complesso davvero carini) e magari avrebbe acquistato Pikmin 3 ora e Pikmin 4 in futuro. In tutto questo Nintendo avrebbe anche iniziato ad intrecciare rapporti con le major cinematografiche, in vista magari di qualche progetto di maggior spessore. Boh, misteri del reparto marketing di Nintendo.



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Commenti

Pikmin Short Movies

axlegear88 05/01/2015 alle 12:42

Sono particolarmente d'accordo con te nei commenti finali riguardo il metodo di distribuzione. Sarebbe stato sicuramente più sensato proporli al cinema come "pre-show" ad esempio.