Ralph Spaccatutto

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Qualche videogiocatore più attempato si ricorderà che, fino agli anni '90 inoltrati, i videogiochi non erano visti proprio come un passatempo alla moda. Anzi, erano circondati da un alone di sospetto grosso come una casa: lo stereotipo del videogiocatore corrispondeva più o meno a quello di un alienato con zero vita sociale, che passa la vita chiuso in casa a "perder tempo" con insensate "diavolerie" elettroniche, invece di darsi ai sani passatempi normali.
A prescindere da come la si pensi in merito le cose sono cambiate, ed anche parecchio.Il videogioco negli ultimi 15 anni è diventato un oggetto culturale di massa, con un'industria in costante crescita alle spalle; senza contare l'ormai evidente sdognamento culturale  a normale "passione/hobby", forse grazie anche a quei nerd pustolosi senza vita sociale di cui dicevamo sopra, ormai cresciuti e forniti di soldi così da poter risultare un gruppo di opinione credibile e rispettabile.
Tutto questo processo ha portato ad introdurre, lentamente ed inesorabilmente, i riferimenti al mondo videoludico in ambiti come il cinema. Non si contano ormai più i film o le serie tv nel cui svolgimento, ad un certo punto, appare inesorabilmente una console o un riferimento all'industria ludica, per non parlare degli ormai innumerevoli film ispirati ai videogames. Da questo punto di vista, il film disney Ralph Spaccatutto è forse il massimo ad oggi raggiunto, dato che la vicenda non ruota solo intorno ai videogiochi, ma è proprio fondata su di essi.

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Il film parla infatti di un cattivo dei videogiochi, Ralph Spaccatutto, stanco ormai del suo eterno ruolo da antagonista umiliato ed offeso, nel gioco del suo collega/avversario buono Felix Aggiustatutto. Il povero Ralph vorrebbe dunque una ribalta sociale che gli è tuttavia negata dalla sua appartenenza alla "casta" dei cattivi, dalla quale non può ci si può emancipare, tanto che i membri della suddetta cercano di accettare questa triste appartenenza confortandosi con ironiche sedute in stile alcolisti anonimi (a queste sedute partecipano anche il mitico Bowser, l'orgoglio sovietico Zangief, Robotnik, ecc.). Nella divertente trama il buon Ralph escogiterà varie peripezie per ottenere, una volta tanto, un po' di successo e di rispetto da parte dei suoi colleghi, causando come ovvio una serie effetti a catena disastrosi, che metteranno a repentaglio il suo cabinato e l'intera comunità della sala giochi. Neanche a farlo apposta, il tutto finirà a tarallucci e vino, con il trionfo dell'amicizia e la sconfitta del cattivo. Se in questo momento vi sta sorgendo il dubbio che non si possa rivelare il finale di un film in una recensione, vi invito a riflettere su come possa mai terminare un film d'animazione disney se non nel solito modo. Insomma, stiamo parlando di Ralph Spaccatutto o di Shutter Island?! Ovvia.



Finale a parte, questo film a mio modesto giudizio merita una visione per la cura con cui è realizzato visivamente e soprattutto per il divertente lavoro "culturale" che ha alle spalle, nella realizzazione della sceneggiatura. Ralph Spaccatutto parla di videogiochi dall'interno, provando a ipotizzare come sia l'universo dei personaggi di fantasia al di fuori degli schemi tradizionali del videogioco stesso. Ovvero: cosa fa donkey kong, quando spengete il Nes (o il Wii U)? Va a casa a farsi un casco di banane? E mario? Al baretto con il vecchio gigino, o peroni gelata, frittatone di cipolle e rutto libero, a vedersi la partita (in omaggio anche alle sue origini italiane)? A questa domanda interessante il film da una risposta altrettanto interessante, ipotizzando per i personaggi dei videogiochi che l'universo ludico in cui noi li conosciamo sia solo l'ambito lavorativo e che, come fossero attori, dopo ogni recita essi pensino a ben altro che non a correre sui kart o a buttare giù barili dai palazzi.

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Oltre a questo spunto, il film offre altre occasioni di riflessioni non superficiali (anche se forse trattate troppo all'acqua di rose per essere prese in considerazione criticamente), come ad esempio quella sull'accettazione dei ruoli sociali, o sulla necessità di essere sempre "vendibili" sul mercato, pena la messa in pensione forzata - con il cabinato che viene rimosso dalla sala giochi, ed i personaggi obbligati all'esilio.
Per gli appassionati di videogiochi, inoltre, l'argomento del film impone da solo una serie di citazioni e gag piuttosto divertenti: ho già parlato di Bowser e Robotnik alla "cattivi anonimi", ma i riferimenti espliciti ad altri videogiochi (Street Fighter, Sonic, Pac Man) sono frequenti e piuttosto spassosi. Laddove il riferimento non è esplicito, è facilmente riconoscibile l'ispirazione: il gioco di kart al centro della seconda parte del film è una sorta di rifacimento di mario kart, mentre lo stesso gioco di Ralph è una via di mezzo tra Donkey Kong e Rampage.
Ultima nota: parecchi i riferimenti, super espliciti, al mondo dell'industria dolciaria per bambini (Oreo, Coca cola, Mentos, Nesquik).

In sintesi, si o no? Si. Fatevi due risate, passate una serata piacevole e guardatevi questo film che, da appassionati di videogames, apprezzarete particolarmente.

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