Prima Generazione


Parte qui un veloce viaggio attraverso le ere videoludiche in cui citeremo i maggiori rappresentanti delle varie fasi storiche. Anche se ho utilizzato dei termini presi in prestito dalle scienze geologiche tutti i fatti si svolgono in un periodo compreso tra oggi e circa 30 anni fa. Equivale a dire che alcuni di voi sono più vecchi di questa storia ;-)

Chiaramente cominciamo dal principio, ma quale principio? Siamo in una zona un pò grigia in cui tutto è sfocato ed è difficile porre un inizio preciso ai fatti.

La prima parvenza di videogame fu realizzata da Willy Higinbotham al Brookhaven National Laboratory nel 1958. Realizzò un gioco simile al Pong con un oscilloscopio! E lo chiamò 'Tennis per 2'. Il gioco divenne popolare tra gli adetti del laboratorio, ma nulla più.

Di fatto i primi videogames programmati vengono realizzati su computer di seconda generazione, ovvero su quelle macchine basate su transistor su cui si potevano già utilizzare linguaggi di programmazione (COBOL, FORTRAN) e non solo l'assembler, ma che erano ancora molto ingombranti e pesanti e che assorbivano grandi potenze e che quindi trovavano posto solo in grandi aziende o nelle università, come al MIT dove uno studente di nome Steve Russell programmò su un PDP-1 un giochetto chiamato Spacewar nel 1961. Il gioco fu la base su cui poi venne creato lo storico 'Space Invaders'. Il giochetto fu scoperto dai militari americani che lo svilupparono su una piattaforma da 40000 dollari di allora come sistema per esercitare il proprio personale nel 1966. Lo sviluppatore, Ralph Baer, pensò di commercializzare la cosa fuori dalle mura del pentagono, ma fu provvisioriamente bloccato per motivi di sicurezza visto che la tecnologia doveva rimanere ancora segreta. Baer pensava però già di usare comuni apparecchi TV come monitor per abbattere i costi dopo che già nel 1949 aveva avuto l'intuito di inserire un gioco in un progetto per la realizzazione di un comune televisore, peccato che glielo fecero togliere ritenendo inutile la trovata. Anche SpaceWar si diffuse prestissimo in ambiente universitario.

Dobbiamo aspettare però che i calcolatori elettronici raggiungano la terza generazione con l'introduzione dei microprocessori, come l'Intel 4004 o l'IBM 360, per poter parlare di prima generazione di videogames, convenzionalmente si parla del 1972 come data di svolta.

Baer continuò lo sviluppo di 'Space Wars' per renderlo più commerciabile possibile. Sviluppò anche giochi simili, 'WipeOut' nel 1966, oppure come l'Hockey su ghiaccio. Si unirono a Bear anche Bob Tremblay e Bill Harrison. Quest'ultimo realizzò addirittura la prima penna ottica, la base per le future LightGun. Il problema era riuscire a poter commercializzare questi prodotti visto che il Pentagono lo classificava come Top Secret. Finalmente nel '67 i militari mollarono la presa e Baer cercò un finanziatore. Dopo vari rifiuti trovò, grazie all'aiuto di Bill Enders, interessata la Magnavox e si cominciò a produrre il Magnavox Odyssey, sviluppato dallo stesso Baer e da Enders nel 1972 appunto. Comprendeva un gioco chiamato 'PaddleBall' e lHockey.
Odyssey
Quella che vedete qui di seguito è il simpatico contenuto della confezione che conteneva l'Odyssey. Ovviamente, oltre alla console vera e propria, avrete notato un paio di accessori. Il fatto è che nel 1972 l'elettonica digitale era veramente agli inizi. Tutto l'Odyssey funzionava con 40 transistori e 40 diodi e non aveva una memoria di lavoro, tanto che il punteggio doveva essere segnato dai giocatori su un apposito tabellone incluso nella confezione (penso sia quella cosa coi pallini). Il resto dell'accessioriamento serviva a vitalizzare un pochettino il gioco, nel senso che lo si appoggiava sullo schermo e si realizzava una grafica molto molto rustica. La console era venduta a $100 e vendette ben 100.000 esemplari.
Magnavox Odyssey
Torniamo un attimo al 1962. Un certo Nolan Bushnell partecipò a una dimostrazione di SpaceWar all'università dello Utah. Sviluppò per 7 anni un progetto che intendeva far girare Spacewar nella piattaforma più piccola ed economica possibile. Fece un primo tentativo di commercializzazione nel bar locale, ma la concorrenza dei flipper era troppo forte. Ma imperterrito non si arrese. Assieme ad A.Alcorn naque l'Atari come azienda di assistenza per flipper, ma contemporaneamente si continuò a sviluppare videogames. Nel '72 finirono 'Pong', il classico gioco fatto da due racchette e una palla in cui si tenta di battere l'avversario non facendogli colpire la palla. Ad ogni rimbalzo la palla faceva "pong", ecco l'origine del nome. Non riuscirono a far produrre il dispositivo dalla Midway e decisero di produrla assieme agli altri due dipendenti nel proprio garage. Il primo locale dotato di videogame fu un bar a Sunnyvale in California chiamato 'Andy Capp's' da cui il fenomeno si espanse a ritmo esponenziale. Bushnell è perciò ritenuto il padre dei videogames e all'epoca fu soprannominato 'King Pong'.
Pong
Anche il Giappone correva su una strada parallela negli anni '60. Ma in oriente si sviluppavano giochi privi di monitor. Sega aveva già diffuso il suo primo gioco elettronico chiamato 'Il Periscopio'. Curiosamente anche Sega cominciò la propria avventura riparando flipper, esattamente come Atari.

Ci fu anche un terzo filone che però morì sul nascere. La mente si chiamava Bill Pitts e anche lui vidde SpaceWar nella sua Università, a Stanford. Nel 1971 realizzò un suo gioco a cui seguì una seconda versione l'anno dopo chiamata 'Galaxy Game'. Malgrado lo avesse realizzato su un PDP-11 riuscì a posizionarlo nel bar dell'Università, il 'Tressider Union Coffeehouse'. La macchina si trova ancora lì, ma non ebbe altri successori.

Visto il successo ottenuto dalla Magnavox anche l'Atari cominciò a vendere il proprio prodotto per l'utenza domestica. Nel 1974 fu distribuita la versione casalinga di Pong che vaporizzò l'Odyssey.
Atari Pong
Visto che di fatto erano stati i pionieri della tecnologia a transistor, anche alla Fairchild Camera si cominciò a lavorare su una propria console grazie al contributo di R.Noyce. Nel 1976 ne cominciò la produzione a un costo di soli $170 per la console e $20 per ogni cartuccia. E già, naque l'idea dei giochi interscambiabili per aumentavano la flessibilità della console e la 'Fairchild Channel F' fu un successo grazie a una cartuccia 4-in-1 contenente i giochi 'Tic-Tac-Toe' (il tris), 'Shooting Gallery', 'Doodle' e 'Quadra-Doodle'.
Fairchild
Ormai la cosa stava prendendo piede, anche la RCA, che inizialmente aveva negato a Baer i finanziamenti per i suoi progetti si buttò sul mercato con una console simile a quella Fairchild, ma con tastierini numerici come comandi e col nome di &quote;Studio II&quote; nel 1977. Ebbe un tale successo che dopo 9 cartucce si chiuse la produzione, nel 1979.
RCA Studio II
Fu della partita anche la Coleco col 'Coleco Telstar' (un clone dell'Atari) a cui seguì il 'Telstar Colormatic' nel 1977 e per di più a colori! Seguirono poi in ordine sparso il 'Regent' (b/n), il 'Colortron', il 'Sportsman', il 'Combat' e infine, l'anno dopo, l''Arcade', sempre con cartucce intercambiabili.
Telstar
Tra le altre case che si cimentarono in questo campo vergine troviamo anche la Mattel che lanciò Intellivision e Intellivision II

Inoltre Steve Jobbs, il papà della Apple, realizzò il Breakout, alias Arcanoid, alias Alleyway, ovvero quel gioco con i mattoncini in alto da distruggere con la solita pallina.

Il costante sviluppo dei microprocessori permise di incrementare sempre di più le potenzialità grafiche e sonore delle console facendone presto un fenomeno di massa.

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